giovedì 26 novembre 2009

Film Works XIX: The Rain Horse (2008)


Si cominciava a sentire davvero la mancanza della serie Filmworks, ma il diciannovesimo volume certamente sa ripagare l’attesa. Da tempo non ci capitava tra le mani uno score così a fuoco, così ben riuscito.
“The Rain Horse” è un breve film d’animazione diretto da Dimitri Geller, e la sua colonna sonora può vantare una line-up semplice ma d’impatto assicurato. Il trio composto da Rob Burger (piano), Erik Friedlander e Greg Cohen non può non riportare alla mente il glorioso jazz degli anni ’60, Bill Evans e i suoi leggendari concerti al Village Vanguard: la formula di “The Rain Horse” gioca proprio sull’effetto nostalgia, su una sintonia esecutiva che John Zorn non ha mai voluto trascurare nella sua produzione. Melodie dal retrogusto klezmer, profondi fraseggi di pianoforte, il groove pulsante del contrabbasso; episodi davvero magnifici come “Bird in the mist”, che riprende lo stile dell’ottavo Book of Angels.
Un album che sussiste perfettamente anche senza la sua componente visiva, una perla che merita un posto di riguardo nella nostra già nutrita collezione. Uno di quei dischi inconfondibili, che solo Zorn può aver scritto. Appassionato.


Another volume of FilmWorks is always a cause for celebration—Zorn’s freewheeling soundtrack music is among the most listener-friendly in his entire catalog. This installment presents a charming and lyrical score created for renowned Russian animator Dimitri Geller’s delightful animated parable The Rain Horse. Beautifully performed by the dynamic trio of Erik Friedlander, Rob Burger and Greg Cohen, these eleven cues are some of Zorn’s most appealing music for film. Passionate and poignant chamber music for another masterpiece by one of the world’s great animators.


Tracklist:
1. Tears of Morning (4:32)
2. The Stallion (2:42)
3. Tree of Life (3:01)
4. Wedding of Wild Horses (4:22)
5. Forests in the Mist (6:09)
6. Dance Exotique (2:59)
7. Bird in the Mist (4:01)
8. Parable of Job (4:17)
9. Encounter (2:10)
10. Rain Horse (4:16)
11. End Credits (2:04)

Total Time: 40:32

Line-up:
- Erik Friedlander / cello
- Rob Burger / piano
- Greg Cohen / bass


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venerdì 20 novembre 2009

Volac: Book of Angels Volume 8 [Erik Friedlander] (2008)


Certi dischi sono capaci di ricongiungerti con l’essenza più pura della musica, restituirti emozioni autentiche, profonde e durature. “Volac” è certamente uno di essi, ed Erik Friedlander è lo straordinario musicista che fa da tramite di questa magia (poiché non saprei definirla altrimenti).
40 minuti di solo violoncello, uno degli strumenti più sublimi che l’uomo possa suonare, per 12 brani di un John Zorn autentico, quello radicato nella musica yiddish e nell’avanguardia come fossero una cosa sola. A pezzi di intenso lirismo si contrappongono vere e proprie poesie klezmer in pizzicato, tecnica che Friedlander padroneggia in maniera sbalorditiva; non mancano i brevi momenti di sperimentazione, dove tutte le tecniche possibili vengono mescolate in pochi secondi da capogiro. La musica di questo ottavo volume della serie Book of Angels si trasforma in vera e propria experience, motivo per cui è difficile descriverne il contenuto.
“Volac” assottiglia considerevolmente i confini tra la musica e l’arte. Perfetto dall’inizio alla fine.


Volume 8 in the continuing Book of Angels series is an intimate and breathtaking recital by one of the world’s most accomplished cellists. A vital member of the Masada family from the very beginning, Erik Friedlander has hypnotized audiences both here and in Europe with his own bands Topaz, Broken Arm and Grains of Paradise. Stepping out in a special solo project, Erik shows off his remarkable technique in ten compositions from Zorn’s lyrical Book of Angels. This is Erik at his best. Rich, romantic, gripping music to both challenge and soothe the savage beast.


Tracklist:
1. Harhazial (4:36)
2. Rachsiel (2:39)
3. Zumel (1:40)
4. Yeruel (3:24)
5. Sannul (1:18)
6. Haseha (4:36)
7. Kadal (3:53)
8. Ahaniel (5:45)
9. Ylrng (1:37)
10. Anahel (4:18)
11. Sidriel (3:03)
12. Zawar (4:38)

Total time: 41:28

Line-up:
- Erik Friedlander / cello


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giovedì 12 novembre 2009

Asmodeus: Book of Angels Vol. 7 [Marc Ribot] (2007)


Era davvero ora che anche Marc Ribot trovasse il giusto spazio in un album di John Zorn, di cui è sempre stato assiduo collaboratore. Sono passati ben 12 anni dall’eccellente “Book of heads”, dove il fenomenale chitarrista aveva dato prova di straordinario eclettismo, oltre che di virtuosismo; con “Asmodeus” le tinte si fanno decisamente più rock, e Ribot sfodera una miriade di assoli in stile metal melodico, strizzando l’occhio ai grandi chitarristi del passato (specialmente al grande John McLaughlin).
Accompagnato da Trevor Dunn, bassista del trio Moonchild, e da G. Calvin Weston alla batteria, Ribot trova un’ideale compromesso tra musica d’avanguardia, rock moderno e brevi temi klezmer (i quali sono poi il fil rouge dell’intera serie); ne risulta un pastiche sonoro dinamico e trascinante, dove i tre componenti gareggiano in bravura.
Con “Asmodeus” la serie Book of Angels si avvicina sempre di più alle tendenze musicali contemporanee, che Zorn dimostra nuovamente di padroneggiare in modo ottimale; una scelta che verrà replicata nel nono volume, pubblicato l’anno successivo.


Three of the most intense musicians on the planet come together in one of the most explosive and rockin’ ensembles around. An original member of the Masada family since its inception, no one is more keenly equipped to handle a rock trio interpretation of the Book of Angels than Marc Ribot. Joined here by the versatile Trevor Dunn (Fantomas, Moonchild) on bass and the legendary G.Calvin Weston (Ornette Coleman, James Blood Ulmer) on drums, Marc plays like never before, referencing Hendrix, Sharrock, McLaughlin, Ulmer and more. Masada music takes on a whole new dimension. Passionate and powerful, this is one of the most compelling installments in the entire Masada series and contains some of Ribot’s wildest and best playing ever. This CD will blow your mind.


Tracklist:
1. Kalmiya (4:41)
2. Yezriel (7:26)
3. Kezef (2:32)
4. Mufgar (2:58)
5. Armaros (4:53)
6. Cabriel (2:01)
7. Zakun (3:39)
8. Raziel (2:24)
9. Dagiel (3:23)
10. Sensenya (4:38)

Total Time: 38:35

Line-up:
- Trevor Dunn / bass
- Marc Ribot / guitar
- G. Calvin Weston / drums


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martedì 3 novembre 2009

From Silence To Sorcery (2007)


Accantonando momentaneamente le varie serie e bizzarri progetti in corso, Zorn torna alla musica da camera e raccoglie tre eccezionali composizioni di classica d’avanguardia in “From Silence to Sorcery”, album che affronta ancora una volta le tematiche esoteriche che tanto hanno ispirato il nostro.
Si comincia da “Goetia”, magnifica opera in sette brevi movimenti per solo violino (lo strumento demoniaco per eccellenza). Jennifer Choi dà la prova definitiva del suo talento, mescolando in maniera superba tutte le tecniche di cui può disporre: dal pizzicato più nervoso agli acuti più disturbanti, i primi 13 minuti del disco basterebbero a renderlo unico.
La seconda parte della raccolta è intitolata “Gris-gris”, e prevede 10 minuti di sole percussioni da parte di William Winant: utilizzando ben 13 tamburi, crea un’inquietante atmosfera tribale di grande impatto, emozionante dall’inizio alla fine. Si consiglia di tenere il volume alto per godersela e comprenderla al meglio.
La terza ed ultima parte, “Shibboleth” [dedicata al poeta Paul Celan], è arrangiata per clavicordo, trio d’archi e percussioni ed è certamente la più criptica e sperimentale. Sempre in bilico tra umorismo e terrore, questa è la musica di Zorn che riconosciamo ad occhi chiusi, come fosse stato lui a inventarla; forse risulterà inaccessibile a molti di voi, ma come sempre il consiglio è di provarci. Pur nel suo “ermetismo”, questa musica apre davvero la mente a ogni genere di esperienza, come già era successo con “Aporias” o la trilogia “Magick/Rituals/Mysterium”.
Da non perdere.


Three distinctive instrumental works touching upon themes of magic and mysticism. Goetia are spells and incantations for summoning demonic spirits and this colorful set of variations for solo violin draws upon the ancient alliance between the violin and the devil. Gris-Gris is a virtuosic work for thirteen tuned drums inspired by the music of Korean Shamanism, Haitian Voodoo and a scene from Howard Hawks’ classic film To Have and Have Not. It receives a spectacular performance by one of the world’s leading avant-garde percussionists—William Winant . Completing the program is one of Zorn’s most personal and elusive ensemble pieces. Scored for clavichord, three muted strings and percussion, Shibboleth is a stunning tribute to the enigmatic Jewish poet Paul Celan.


Tracklist:
Part 1: Goetia
1. I
2. II
3. III
4. IV
5. V
6. VI
7. VII
8. VIII
Part 2:
9. Gris-Gris
Part 3: Shibboleth
10. I Abglanzbeladen
11. II Im Leeren (In Empty Space)
12. III Mandelnde (Almond-like)
13. IV Hinterlassne (Left Back)
14. V Etwas wie Nacht (Something like Night)
15. VI Aus Verlorem (From Things Lost)

Total Time: 36:12

Line-up:
- Jennifer Choi / Violin
- Brad Lubman / Conductor
- Lois Martin / Viola
- Fred Sherry / Cello
- William Winant / Drums, Percussion
- Stever Drury / Clavichord


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martedì 27 ottobre 2009

Six Litanies for Heliogabalus (2007)


Se andassimo con ordine nel percorso discografico di Zorn, forse non sapremmo davvero aspettarci qualcosa di più sconvolgente e audace di “Astronome”, il secondo geniale capitolo della saga Moonchild. Ebbene, “Six litanies for Heliogabalus” [dedicato all’imperatore romano Eliogabalo, uomo vizioso e controverso] è il disco che ci dà la prova definitiva della forza devastante di questa formazione, che per l’occasione viene persino ampliata; con la partecipazione di Zorn stesso, che finalmente dà sfogo a tutta la sua follia omicida, intervenendo prontamente con lo storico, disturbante sassofono.
Patton assolutamente fuori controllo, già dalla prima litania, Dunn e Baron indiavolati come mai; partecipano inoltre più sporadicamente Jamie Saft, Ikue Mori e un trio di voci femminili a cappella. Il mix che viene a crearsi si fa spazio tra l’oscuro lirismo da messa nera e il delirio grind-noise più lacerante.
Oltre che un disco esemplare, una vera e propria experience, un episodio probabilmente irripetibile per la sua potenza perforante e il suo imprimersi irrimediabilmente nella memoria dell’ascoltatore.
Unico.


The infamous Moonchild/Astronome Trio of Patton, Dunn and Baron returns to the studio this time aided by the searing organ of Jamie Saft, the complex electronics of Ikue Mori and a small female chorus to realize Zorn’s latest project Six Litanies for Heliogabalus. Inspired by the decadent excesses of the Roman emperor/child-god who made Caligula and Nero look like reasonable human beings—smothering his dinner guests to death in a rain of perfumed rose petals—these six compositions (including an outrageous new piece for solo voice) explode with color, imagery and intensity. A startling blend of Metal, Contemporary Classical, Jazz and Mediaeval Music, this is one of Zorn's most extreme and original creations.


Tracklist:
1. Litany I
2. Litany II
3. Litany III
4. Litany IV
5. Litany V
6. Litany VI

Total Time: 44:18

Line-up:
- John Zorn / alto sax, composer
- Joey Baron / drums
- Trevor Dunn / bass
- Ikue Mori / electronics
- Mike Patton / voice
- Jamie Saft / organ
- Martha Cluver / voice
- Abby Fischer / voice
- Kirsten Soller / voice


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