martedì 23 dicembre 2008

Songs From The Hermetic Theatre (2001)


Arrivati al 2001 si era oramai convinti che Zorn si fosse impadronito di qualsiasi genere musicale: free-jazz, hardcore, musica da camera, rock, heavy metal, surf music, ambient, klezmer... Ebbene, ne mancava uno, l'elettronica: così nasce “Songs From The Hermetic Theatre”, un album che sin dal titolo ci avverte della sua complessità impenetrabile. Esso raccoglie 4 brani molto differenti tra loro, che al primo ascolto difficilmente potranno essere apprezzati, specie se siete neofiti. Personalmente, posso dire che questo è stato il secondo album di Zorn che ho affrontato, e già allora mi lasciò di stucco l'ermetismo di questi pezzi. E' necessario perciò concedergli più d'un ascolto, se si ha l'intento di svelarne il segreto.
“American Magus”, brano d'apertura dedicato all'artista Harry Smith, è la prima composizione totalmente elettronica dell'autore. Un quarto d'ora di concatenazione sonore innaturali, che un regolare ascoltatore di musica sperimentale troverà di certo interessanti, nonostante la ripetitività di fondo.
Segue “In The Very Eye Of The Night”, che rientra invece nella classificazione “computer music”. Dopo una breve registrazione della voce di Maya Deren (cui sarà dedicato il successivo Filmwork), si apre di fronte a noi un tappeto sonoro di bassi rombanti, solleticato da fruscii e leggere ventate trillanti. Questo brano racchiude in sé tutto l'ermetismo di questo album, il cui mistero si infittisce un minuto dopo l'altro.
Ancora un episodio elettronico, ma contenente suoni sempre più violenti e spigolosi. Qualcuno ha saggiamente detto che pare inscenare il “suicidio di un computer”, o al limite un inquietante cortocircuito. Passano così altri 10 minuti da incubo tecnologico, sconvolgenti nella loro forma di tortura.
“Beuysblock”, con la sua introduzione di violino, pare venirci lentamente incontro dopo un supplizio che sembrava non finire mai. E' la splendida chiusura del teatro ermetico. Suoni di oggetti comuni accompagnano frasi altrettanto spaventose di pianoforte. Immagini di tutti i giorni diventano sinistri presagi: fogli accartocciati, forbici, acqua che scorre, e di nuovo quel violino. E' finita, ma il ricordo non se ne va così facilmente.
Quasi tutto ciò che sentite in questo album è opera delle mani di Zorn stesso, e si sente. Queste “songs” hanno la firma inconfondibile dell'artista, fanno paura da quanto sono dirette. A quanti di voi piacerà questo disco? Molto pochi, senza dubbio. La spiegazione è semplice: con il “teatro ermetico” non possiamo più parlare di musica, siamo passati senza alcun dubbio all'arte contemporanea. E' l'unica motivazione per cui questo album non ha limiti, spinge l'ascoltatore ad odiarlo, a rivenderlo, a non sentirne più parlare. Arte, pura e semplice arte.
Suona strano, dopo tutta la buona musica cui Zorn ci ha abituati. Ma credo di poter ritenere “Songs from the Hermetic Theatre” un capolavoro, al cui interno si consuma una tragedia silenziosa che pochi avranno il coraggio, e l'onore, di vedere.

In March 2001 Zorn entered the recording studio to create four very different compositions. American Magus is Zorn's first piece of purely electronic music, and it is dedicated to the underground innovator Harry Smith, whose legendary paintings, groundbreaking films, eclectic collections (ranging from Ukranian Easter eggs, string games, found paper airplanes to cassettes of New York City ambiences) and encyclopedic mind has continued to excite, confound and inspire artists worldwide. BeuysBlock, a bizarre meditation on the work of conceptual/performance artist Joseph Beuys, is scored for piano, string orchestra and an incredible array of homemade sound devices, all performed by Zorn himself. Also included is Zorn's tribute to Maya Deren, dancer, filmmaker, authority on Haitian voodoo and one of the most important and influential figures in the New York underground and the mindbending sonic hieroglyphs of Codebreaker, Zorn's first piece of computer music. An essential collection of dialogues from one generation of the underground to another.


Tracklist:
1. American Magus (14:10)
2. In The Very Eye Of Night (11:21)
3. The Nerve Key (9:36)
4. Beuysblock (16:14)

Total Time: 51:21

Line-up:
- John Zorn / electronic and computer music, piano, maracas, whistle, flute, bass, water, drum, flute, glass bowl, metal pipes, wax paper, mud, staple gun, etc.
- Jennifer Choi / violins


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Buon ascolto!

1 commento:

mrgnash ha detto...

I know that it may be considered an odd choice by some, but this is one of my all-time favourite Zorn albums :D Thanks!