mercoledì 4 agosto 2010

Will and testament

In this post's comments you'll find all the links I shared until now. I decided to give them to you all because I don't want them to be cancelled (and this is something like 2 years of work), and also because, once more, I want to thank you all for your support to Zornography.
I don't know if this is an ending - surely it won't be a happy one - but I firmly want to go on spreading the work of this great composer. Hope you will get what you're missing.

giovedì 3 giugno 2010

Femina (2009)


Nel corso degli anni, innumerevoli artisti dell’underground newyorkese hanno spesso collaborato con John Zorn, hanno reso musica le sue idee, hanno contribuito a farne una leggenda. E non va dimenticato che tra questi musicisti si contano anche numerose donne, figure straordinarie che rivendicano la loro sensibilità artistica, il loro talento, la loro unicità. Sotto questo punto di vista, “Femina” è una pubblicazione fondamentale, poiché è assieme saggio e tributo delle donne alle donne: improvvisazione e melodie suadenti si intrecciano con naturalezza per una mezz’ora tutta da godere.
Le voci più note sono quelle di Sylvie Courvoisier (pianoforte) e gli effetti elettronici di Ikue Mori, ma il vero tocco di magia lo dà l’arpa di Carol Emanuel, strumento per eccellenza del gentil sesso. Delirio e armonico ordine si dispiegano tra gli archi e le percussioni, in una spettacolare giostra di momenti memorabili, conclusi dai “titoli di coda” tipici di un film zorniano. Unico.


Structured as a colorful tribute to women in the Arts, Femina is a triumphant return to the file card technique that has produced some of Zorn's most shockingly original compositions. Much like an aural film, the music jumps from scene to scene with breathtaking precision, following its own peculiar logic. Hildegard von Bingen, Meredith Monk, Simone de Beauvoir, Frida Kahlo, Madame Blavatsky, Isadora Duncan, Hélène Cixous, Gertrude Stein, Abe Sada, Sylvia Plath, Louise Bourgeois, Margaret Mead, Loie Fuller, Dorothy Parker, Yoko Ono and the moon goddess En Hedu’Anna are just a few of the figures who are referenced, reflected and summoned in this soulful and exhilarating tribute to some of the greatest hearts and minds that ever lived. Featuring an all-woman band of some of the downtown scene's most creative and talented musicians, Femina is one of Zorn's deepest and most profoundly beautiful creations. Unique packaging contains artwork and a booklet of images by Kiki Smith, one of the world’s greatest and most important art visionaries.


Tracklist:
1. Part One (11:42)
2. Part Two (10:11)
3. Part Three (10:15)
4. End Titles (3:16)

Line-up:
- John Zorn / Conductor, Producer, Arranger
- Carol Emanuel / Harp
- Jennifer Choi / Violin
- Sylvie Courvoisier / Piano
- Shayna Dunkelman / Percussion
- Okkyung Lee / Cello
- Ikue Mori / Electronics
- Laurie Anderson / Narrator


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sabato 15 maggio 2010

O’o (2009)


Nel solco di precedenti lavori come “The Gift” e il recente “The Dreamers”, questa release estiva di John Zorn è all’insegna dell’easy listening, della jam senza pensieri e accessibile a tutti. Un sestetto di fidati compagni in tenuta vacanziera, esotismo meno tendente al surf, una musica accattivante da godere assieme ad un buon cocktail di frutta. Senza dubbio una delle creazione meno “impegnate” e impegnative del nostro, una raccolta di passaggio senza particolari momenti di piacere, ideale più come sottofondo che altro. Come in altri casi a dominare è il vibrafono di Kenny Wollesen, seguito a ruota dale solite percussioni di Baptista e la suadente chitarra di Ribot.
“O’o” (titolo dedicato ad un volatile hawaiiano estinto) non aggiunge nulla al repertorio di Zorn, è soltanto un ulteriore segnale delle recenti tendenze esotiche della sua musica, e onestamente non credo rientri nei suoi ambiti di maggior successo compositivo. Lunga vita al relax, comunque!


Named for an extinct Hawaiian bird whose delightful song will sadly never be sung again, O'o is the exotic follow up to The Dreamers, one of Zorn's most popular and appealing musical projects. Featuring the same dynamic band of masters from Zorn's inner circle, O'o presents twelve more lyrical and adventurous instrumentals combining world music, surf, exotica, soundtracks, easy listening, minimalism and more into a fabulous and exciting new music. Beautifully packaged in original artwork by Chippy, this is charming and adventurous music passionately performed by a downtown super group.


Tracklist:
1. Miller's Crake (4:18)
2. Akialoa (4:47)
3. Po'o'uli (5:41)
4. Little Bittern (6:30)
5. Mysterious Starling (4:32)
6. Laughing Owl (4:45)
7. Archaeopteryx (5:06)
8. Solitaire (2:11)
9. Piopio (5:11)
10. Zapata Rail (2:53)
11. Kakawahie (4:14)
12. Magdalena (5:07)

Total Time: 55:15

Line-up:
- Cyro Baptista / percussion
- Joey Baron / drums
- Trevor Dunn / bass
- Marc Ribot / guitar
- Jamie Saft / piano, organ
- Kenny Wollesen / vibraphone


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venerdì 9 gennaio 2009

IAO - Music In Sacred Light (2002)


Ispirato a riti di magia bianca e nera, “IAO” (sigla equivalente a 666, numero della Bestia) è una suite in 7 movimenti ispirata dal maestro dell'esoterismo Aleister Crowley e dal suo collaboratore, il regista Kenneth Anger. E' un'opera particolarmente complessa, nonostante la relativa fruibilità, che alterna inquietanti toni da rituale oscuro (“Invocation”) a momenti percussionistici (“Sex Magick”, ad opera di Cyro Baptista e Jim Pugliese), ma anche ambient/dark exotica, elettronica (“ Sacred Rites of the Left Hand Path”), cori a cappella (“Lucifer Rising”), e death metal (“Leviathan”). Attraverso la varietà di generi proposti, Zorn vuole ricreare l'esperienza delle sedute spiritiche e dei rituali di ogni tipo, fornendo una sorta di vocabolario musicale sull'alchimia, il misticismo e la metafisica.
Il compositore sprigiona qui tutto il suo lato “demoniaco”, collezionando brani eccellenti e di grande effetto sull'ascoltatore disposto a entrarvi. Esso funge anche da introduzione alla magnifica trilogia Magick/Rituals/Mysterium, che avrà inizio nel 2004.
Uno dei maggiori successi, non per nulla, dello Zorn post-2000.

The name IAO is Kabbalistically identical to the Beast and his number 666. In the tradition of Zorn’s longform studio compositions Godard, Spillane, Elegy, Kristallnacht and Duras, yet completely unique in form and content, IAO is a hypnotic seven-movement suite of Alchemy, Mysticism, Metaphysics and Magic both black and white. Inspired in part by the esoteric works of Aleister Crowley and his magickal disciple, filmmaker Kenneth Anger, the seven movements range from hypnotic exotica, ritualistic percussion and death metal to ambient, electronica and a stunning piece for female chorus. As varied and listenable as The Gift and as perplexing as Songs from the Hermetic Theater, IAO is a major new work by downtown’s master of the unexpected.


Tracklist:
1. Invocation (7:19)
2. Sex Magick (13:26)
3. Sacred Rites of the Left Hand Path (6:31)
4. Clavicle of Solomon (9:28)
5. Lucifer Rising (5:23)
6. Leviathan (3:26)
7. Mysteries (5:50)

Total Time: 51:23

Line-up:
- John Zorn
- Cyro Baptista
- Mike Patton
- Bill Laswell
- Jennifer Charles
- Jamie Saft
- Jim Pugliese
- Greg Cohen
- Rebecca Moore
- Beth Hatton


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lunedì 5 gennaio 2009

Masada: First Live 1993 (2002)


Registrato al Knitting Factory di New York, questo è il primo live in assoluto della celebre ensemble Masada. Un'occasione imperdibile per conoscere le radici del fenomeno free-jazz/klezmer.

How many times do you get the chance to hear the initial meeting of a legendary band? This CD is just that. A diamond in the rough. The absolutely first time the original quartet Masada ever played the music that has made them one of the premier bands of modern Jewish music. It’s all here—the fireworks, the telepathic communication—the Masada magic. Experience the same excitement the musicians felt when they realized the possibilities this very special September evening at the old Knitting Factory back in 1993. A little loose, a little wild—but completely compelling. It all started this night.


Tracklist:
1. Piram
2. Sansanah
3. Ziphim
4. Zebdi
5. Hadasha
6. Rachab/Lebaoth
7. Hazor

Total Time: 47:09

Line-up:
- John Zorn / saxophone
- Joey Baron / drums
- Greg Cohen / bass
- Dave Douglas / trumpet


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venerdì 2 gennaio 2009

Cobra [Game Pieces Vol. 2] (2002)


Dopo 15 anni dalla prima pubblicazione, il capolavoro di improvvisazione strutturata di John Zorn riprende vita. Eseguito numerose volte nel corso degli anni 90, “Cobra” è un'opera che finalmente, grazie a questa registrazione, rivendica la sua estrema organicità e lucida complessità. La prima versione datata 1987 è stata fondamentale per il percorso musicale di Zorn, e sicuramente ha radunato l'attenzione di critica e pubblico in modo consistente; ma ciò che rende definitiva questa rilettura del 2002 sono l'accuratezza e la pulizia del suono, senza contare la perfezione esecutiva. Zorn ha infatti deciso di radunare tutti i suoi collaboratori più fidati, oramai storici, per consegnare “Cobra” alle nuove generazioni. Parliamo quindi di nomi quali Feldman, Friedlander, Dunn, Mori, Baptista, Saft e altri professionisti, condotti dalla mano sapiente di Zorn stesso in una travolgente improvvisazione.
Sono 70 minuti spesi bene, questi: se avevate dubbi sul valore artistico dell'opera in questione, probabilmente li perderete giunti alla fine di questo secondo volume di game pieces. Il risultato, sebbene a tratti caotico (come nella natura della famosa composizione), è assolutamente piacevole e curioso. Un ottimo inizio per chi è nuovo a questo genere di musica, la conferma di un classico per i vecchi fan.

One of the most often performed compositions in new music, the Cobra phenomenon lives on into the 21st Century with continuous monthly performances in Japan, Europe, Australia and the United States. Under the direction of the composer himself this newest recording gives Zorn’s infamous game piece a startling new reading by some of downtown New York’s leading improvisers. Cobra is never really Cobra without Zorn himself at the helm—and here the music takes some surprising turns that even he never expected. A 21st Century update of a 20th Century classic.


Tracklist:
1. Pendet (4:47)
2. Tabanan (10:45)
3. Uluwati (7:26)
4. Tamangiri (7:50)
5. Paras (6:07)
6. Sangeh (11:26)
7. Penganggahan (10:40)
8. Raksasa (4:40)
9. Goa Gajah (6:50)
Total Time: 70:44
Line-up:
- Jennifer Choi / violin
- Mark Feldman / violin
- Erik Friedlander / cello
- Trevor Dunn / bass
- Mark Dresser / bass
- Josh Roseman / trombone
- Marcus Rojas / tuba
- Ikue Mori / laptop computer
- Annie Gosfield / sampler
- Jamie Saft / keyboards
- Sylvie Courvoisier / piano
- Cyro Baptista / percussion
- Susie Ibarra / drums
- Derek Bailey / guitar
- John Zorn / prompter


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lunedì 29 dicembre 2008

Masada: Live at Tonic (2001)


Recorded at Tonic live club, New York
You can always expect the unexpected to happen at a Masada concert, but when Masada plays at its home base Tonic, in the heart of New York’s Lower East Side everything just shoots right off the scale. One of the most exciting live bands performing two of their most incredible live sets ever to an electrically charged packed house at the most important new club for new music in the world. Nights like this are what New York is all about. One magical evening on two CDs - over two hours of music.


Tracklist:
Disc 1 (61:05)
1. Karaim
2. Ner Tamid
3. Acharei Mot
4. Kisofim
5. Jachin
6. Malkhut
7. Nashim

Disc 2 (79:39)
1. Lilin
2. Khebar
3. Galshan
4. Malkhut
5. Shevet
6. Shamor
7. Acharei Mot
8. Kisofim
9. Shechem

Total Time: 140:44

Line-up:
- John Zorn / saxophone
- Joey Baron / drums
- Greg Cohen / bass
- Dave Douglas / trumpet


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sabato 27 dicembre 2008

Film Works X: In The Mirror Of Maya Deren (2001)


Maya Deren è un'attrice e regista, attiva fra gli anni '40 e '50, donna visionaria, piena di vita e di inventiva. Il documentario di Martina Kudlacek ha l'intento di ripercorrere le tappe fondamentali della sua vita, segnata da pellicole sperimentali e lunghi viaggi nei quali ha approfondito culture di ogni tipo. Particolarmente interessata ai rituali religiosi haitiani e alle danze tradizionali dei luoghi esotici ed orientali, Maya ha lasciato un'impronta davvero forte nella scena underground, anche grazie agli intensi film muti che ha realizzato o lasciato incompiuti.
Da parte sua John Zorn, il quale si è preso la responsabilità di scrivere la colonna sonora per il documentario, ha riversato in cinquanta minuti tutto il suo affetto per l'immagine della Deren, dedicandole musiche davvero intense ed evocative che muovono dalla tradizione klezmer alla classica, con intervalli percussionistici ad opera di Cyro Baptista. Nonostante nel film queste musiche appaiano in misura molto contenuta, esse sono state giustapposte con cura nell'accompagnare le immagini di Maya, rispecchiandone la sincera sensualità. Come poche altre volte, le melodie di Zorn rimangono chiaramente impresse nella mente dell'ascoltatore, come le magnifiche versioni di “Kiev” e “Nostalgia”. Ancora una volta è il violoncello di Erik Friedlander a dominare lo scenario, con un tocco delicato che d'un tratto sa diventare straziante, accompagnato dall'inconfondibile pianoforte di Jamie Saft. Diventa impossibile non innamorarsi di certe composizioni, che questa volta possiamo considerare davvero irripetibili nella discografia di John Zorn.
Un Film Work toccante, immancabile.

Hypnotic, sensual and evocative music for Martina Kudlacek’s brilliant and detailed documentary on the life and work of underground film legend Maya Deren. Mixing myth and ritual with avant-garde dance and film techniques, Maya forged a creative language that continues to resound in the very best of today’s experimental artists. The music here moves from nostalgia to mystery, capturing the many moods of Maya’s life and art. Performed by Erik Friedlander, Jamie Saft and Cyro Baptista, In the Mirror of Maya Deren also features the unique piano stylings of John Zorn over three dreamy string arrangements. From Klezmer to classical, Haitian drumming to Indonesian gamelan, easy listening to minimalism, this score is one of Zorn’s most beautiful and touching listening experiences.


Tracklist:
1. Drifting 1 (2:13)
2. Dancing (5:12)
3. Kiev 1 [Piano] (3:57)
4. Teiji's Time (2:16)
5. Nostal Gia [Duo] (3:41)
6. Filming (5:51)
7. Mirror Worlds (1:50)
8. Nightscape (2:27)
9. Nostalgia 2 [Cello] (4:21)
10. Haiti (2:34)
11. Kiev 2 [Cello/Bass Drum] (4:42)
12. Voudoun (3:27)
13. Drifting 2 (2:22)
14. Kiev 3 [Cello] (4:41)
15. Drifting 3 (2:17)

Total Time: 51:51

Line-up:
- Erik Friedlander / cello
- Jamie Saft / keyboards
- Cyro Baptista / percussion
- John Zorn / piano


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martedì 23 dicembre 2008

Songs From The Hermetic Theatre (2001)


Arrivati al 2001 si era oramai convinti che Zorn si fosse impadronito di qualsiasi genere musicale: free-jazz, hardcore, musica da camera, rock, heavy metal, surf music, ambient, klezmer... Ebbene, ne mancava uno, l'elettronica: così nasce “Songs From The Hermetic Theatre”, un album che sin dal titolo ci avverte della sua complessità impenetrabile. Esso raccoglie 4 brani molto differenti tra loro, che al primo ascolto difficilmente potranno essere apprezzati, specie se siete neofiti. Personalmente, posso dire che questo è stato il secondo album di Zorn che ho affrontato, e già allora mi lasciò di stucco l'ermetismo di questi pezzi. E' necessario perciò concedergli più d'un ascolto, se si ha l'intento di svelarne il segreto.
“American Magus”, brano d'apertura dedicato all'artista Harry Smith, è la prima composizione totalmente elettronica dell'autore. Un quarto d'ora di concatenazione sonore innaturali, che un regolare ascoltatore di musica sperimentale troverà di certo interessanti, nonostante la ripetitività di fondo.
Segue “In The Very Eye Of The Night”, che rientra invece nella classificazione “computer music”. Dopo una breve registrazione della voce di Maya Deren (cui sarà dedicato il successivo Filmwork), si apre di fronte a noi un tappeto sonoro di bassi rombanti, solleticato da fruscii e leggere ventate trillanti. Questo brano racchiude in sé tutto l'ermetismo di questo album, il cui mistero si infittisce un minuto dopo l'altro.
Ancora un episodio elettronico, ma contenente suoni sempre più violenti e spigolosi. Qualcuno ha saggiamente detto che pare inscenare il “suicidio di un computer”, o al limite un inquietante cortocircuito. Passano così altri 10 minuti da incubo tecnologico, sconvolgenti nella loro forma di tortura.
“Beuysblock”, con la sua introduzione di violino, pare venirci lentamente incontro dopo un supplizio che sembrava non finire mai. E' la splendida chiusura del teatro ermetico. Suoni di oggetti comuni accompagnano frasi altrettanto spaventose di pianoforte. Immagini di tutti i giorni diventano sinistri presagi: fogli accartocciati, forbici, acqua che scorre, e di nuovo quel violino. E' finita, ma il ricordo non se ne va così facilmente.
Quasi tutto ciò che sentite in questo album è opera delle mani di Zorn stesso, e si sente. Queste “songs” hanno la firma inconfondibile dell'artista, fanno paura da quanto sono dirette. A quanti di voi piacerà questo disco? Molto pochi, senza dubbio. La spiegazione è semplice: con il “teatro ermetico” non possiamo più parlare di musica, siamo passati senza alcun dubbio all'arte contemporanea. E' l'unica motivazione per cui questo album non ha limiti, spinge l'ascoltatore ad odiarlo, a rivenderlo, a non sentirne più parlare. Arte, pura e semplice arte.
Suona strano, dopo tutta la buona musica cui Zorn ci ha abituati. Ma credo di poter ritenere “Songs from the Hermetic Theatre” un capolavoro, al cui interno si consuma una tragedia silenziosa che pochi avranno il coraggio, e l'onore, di vedere.

In March 2001 Zorn entered the recording studio to create four very different compositions. American Magus is Zorn's first piece of purely electronic music, and it is dedicated to the underground innovator Harry Smith, whose legendary paintings, groundbreaking films, eclectic collections (ranging from Ukranian Easter eggs, string games, found paper airplanes to cassettes of New York City ambiences) and encyclopedic mind has continued to excite, confound and inspire artists worldwide. BeuysBlock, a bizarre meditation on the work of conceptual/performance artist Joseph Beuys, is scored for piano, string orchestra and an incredible array of homemade sound devices, all performed by Zorn himself. Also included is Zorn's tribute to Maya Deren, dancer, filmmaker, authority on Haitian voodoo and one of the most important and influential figures in the New York underground and the mindbending sonic hieroglyphs of Codebreaker, Zorn's first piece of computer music. An essential collection of dialogues from one generation of the underground to another.


Tracklist:
1. American Magus (14:10)
2. In The Very Eye Of Night (11:21)
3. The Nerve Key (9:36)
4. Beuysblock (16:14)

Total Time: 51:21

Line-up:
- John Zorn / electronic and computer music, piano, maracas, whistle, flute, bass, water, drum, flute, glass bowl, metal pipes, wax paper, mud, staple gun, etc.
- Jennifer Choi / violins


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sabato 20 dicembre 2008

Madness, Love and Mysticism (2001)


Se parliamo di musica da camera nel contesto musicale di John Zorn, sappiamo di doverci aspettare qualcosa sopra le righe, molto spesso di poco accessibile, quasi sempre di eclatante. “Madness, Love and Mysticism” non delude i nostri pregiudizi, e ci presenta una tracklist essenziale di cui godersi ogni singolo istante. Tre pieces furibonde, maledette, sublimi al limite dell'immaginazione.
Il primo brano, “Le Mômo”, equivale ad un quarto d'ora per piano e violino, rispettivamente di Stephen Drury (“Angelus Novus”, “Aporias”) e Jennifer Choi (comparsa nel precedente “The Gift”). Incredibile l'affiatamento dei due artisti, le cui note si susseguono incessanti, togliendo letteralmente il fiato. A detta di Zorn stesso, uno dei pezzi organizzati più rigorosamente in tutta la discografia. Melodie sempre in bilico tra l'oscuro e il goliardico, capaci di lasciare il segno già dal primo ascolto. In assoluto uno dei picchi più elevati del grande compositore.
“Untitled” è un visionario pezzo per solo violoncello, ovviamente affidato al grande Erik Friedlander, che dà definitivamente prova del suo virtuosismo, ma sempre pervaso da una grande sensibilità per il suono dello strumento. Sempre più fremiti nell'arrivare alla prima mezz'ora del disco.
Infine, i tre musicisti si riuniscono in un solo pezzo dedicato, come da titolo, all'amore disperato e folle. Certamente il brano meno facile dei tre, ma che sa ancora stupire per la sua accuratezza e passione esecutiva. Gli ultimi 20, gloriosi minuti di questa nuova raccolta. Una vera gemma, complessivamente rientrante nelle migliori prove di Zorn. Un'opera di grande maturità artistica, a conferma della fantasia inarrestabile di questo genio.

Definitive performances of three dynamic new chamber pieces pushing the boundaries of virtuosity and intensity. Le Mômo, for violin and piano is a work of extremes, a ritual about exorcism and possession inspired by the works of visionary 20th Century shaman Antonin Artaud. Untitled, dedicated to Joseph Cornell, the hermetic New York artist whose delirious box constructions mix innocent nostalgia with uncomfortable personal obsessions, is a tour de force for solo cello brilliantly performed by Erik Friedlander. The piano trio Amour Fou explores love—obsessive love, mad love, doomed love in a compendium of moods ranging from Buñuel to Bataille, Scriabin to Messiaen. A mysterious and romantic new direction from John Zorn.


Tracklist:
1. Le Mômo (16:21)
2. Untitled (15:27)
3. Amour Fou (20:14)

Total Time: 52:02

Line-up:
- Jennifer Choi / violin
- Erik Friedlander / cello
- Stephen Drury / piano


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martedì 16 dicembre 2008

Music Romance Vol. III: The Gift (2001)


Il terzo (e finora ultimo) volume di “Music Romance” è un gioiello per gli intenditori e una boa di salvataggio per chi ancora annaspa nella discografia più complessa di Zorn. “The Gift” è puro easy listening, davvero per chiunque: atmosfere sempre rilassanti, delicate e rasserenanti, che lasciano dimenticare gli incubi evocati da “Painkiller” e “Naked City”.
Le tracce di questo album sono fortemente ispirate dalla musica surf e in generale la world music più esotica. Niente più noise, niente hardcore a tutto spiano, solo vastissime spiaggie assolate e mare a perdita d'occhio. Su tutti, l'incanto della chitarra di Marc Ribot e le percussioni di Cyro Baptista compiono il miracolo di una raccolta melodica che va dritta al cuore. Non sarà l'inquietante “Bridge To The Beyond” a farvi cambiare l'idea complessiva che vi sarete fatti di questo eccezionale capitolo.
Dopo tanti anni, Zorn si prende una sorta di vacanza compositiva, e fa a tutti un vero e proprio “regalo” in forma musicale. Grazie.
E buon Natale a tutti voi!

A beautiful and lyrical exploration of surf, exotica, easy listening and world beat, The Gift is an honest and heartfelt offering to music lovers the world over: an invitation to forget about the worries and cares of the world; to sit back and relax. Featuring Marc Ribot (Postizos), Trevor Dunn (Mr. Bungle), Cyro Baptista (Herbie Hancock), Jamie Saft (Bobby Previte), Joey Baron (Masada) and many special guests, this is the album Naked City fans have been waiting for. A side of John Zorn you’ve rarely heard, the music of The Gift is both relaxing and stimulating, like feeling perfectly at home in a place you’ve never been before. John Zorn "for lovers only."
Merry Christmas everybody, here's your "gift"!


Tracklist:
1. Makahaa (5:18)
2. The Quiet Surf (3:15)
3. Samarkan (6:39)
4. Train To Thiensan (3:52)
5. Snake Catcher (6:30)
6. Mao's Moon (5:17)
7. Cutting Stone (7:08)
8. La Flor del Barrio (3:10)
9. Bridge to the Beyond (5:30)
10. Makahaa (reprise) (4:34)

Total Time: 51:23

Line-up:
- Marc Ribot / guitar (1-5, 8-10)
- Jamie Saft / organ (1, 10), Wurlitzer piano (2, 3, 5, 7), piano (6), keyboards (4)
- Trevor Dunn / bass (1-5, 8-10)
- Cyro Baptista / percussion (1-7, 9, 10)
- Joey Baron / drums (3, 4, 6, 8, 10)
- Ned Rothenberg / shakuhachi (3)
- Dave Douglas / trumpet (6)
- Jennifer Choi / violin (2, 6)
- Masumi Rostad / viola (6)
- Raman Ramakrishnan / cello (6)
- Greg Cohen / bass (6)
- Mike Patton / voice (9)
- John Zorn / piano, theremin (9)


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sabato 13 dicembre 2008

Film Works IX: Trembling Before G-d (2000)


A tre anni di distanza dall'ottavo capitolo della serie Filmworks, Zorn scende nuovamente nel campo cinematografico con una colonna sonora davvero unica per un film altrettanto particolare: un documentario sulla comunità omosessuale di cultura ebraica, che cerca di conciliare la propria fede con questa scelta di vita.
La principale attrattiva di questo score è la line-up davvero essenziale: tastiere da parte del grande Jamie Saft e clarinetto (Chris Speed), i quali collaborano in quasi tutti i brani, tranne quelli dove compare solo il pianoforte o dove si aggiungono le percussioni (Cyro Baptista). Un'atmosfera davvero delicata, perfetta nella sua semplicità.
Altra caratteristica interessante è la presenza nella tracklist di alcuni pezzi tratti dal primo libro di Masada, qui reinterpretati dai due musicisti di cui sopra. Una scelta che, oltre ad arricchire l'atmosfera secondo il tema trattato, può sorprendere chi ricorda bene quelle famose melodie del quartetto free-jazz. Per più di un'ora, le composizioni di Zorn ci accompagnano ancora una volta nell'universo israelita, ammaliandoci dall'inizio alla fine. Un'altro magnifico tassello di questa ricchissima serie.

Zorn’s first soundtrack in three years is a dark and moody setting for a controversial documentary about the Gay Hasidic community. The score for Trembling Before G-d features two of the most inventive and creative musicians out of the burgeoning Brooklyn scene: Jamie Saft on organ and piano and Chris Speed on clarinet, with a special guest appearance by Filmworks regular Cyro Baptista. Over sixty minutes of beautiful and haunting Jewish music, including several pieces from Zorn’s popular book of Masada compositions.


Tracklist:
1. Trembling Before G-d (2:25)
2. Mahshav [Solo Piano] (5:01)
3. Tashlikh (4:26)
4. Yechida (0:54)
5. Idalah-Abal (7:49)
6. Simen Tov / Mazel Tov (1:25)
7. Sholom Aleichem (1:12)
8. Notarikon (4:11)
9. Maskil (3:25)
10. Trembling Before G-d [Solo Organ] (2:51)
11. Mahshav [Duo] (8:26)
12. Desert Montage (1:45)
13. Kaporeh (2:18)
14. Tashlikh [Fast] (2:18)
15. Nigun (2:02)
16. Trembling Before G-d [Intro] (3:13)
17. End Titles (6:01)
18. Kaporeh [Solo Piano] (4:18)

Total Time: 62:21

Line-up:
- Jamie Saft / keyboards
- Chris Speed / clarinets
- Cyro Baptista / percussions (12, 17)
- John Zorn / voice (6)


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mercoledì 10 dicembre 2008

Cartoon S&M [Chamber Music] (2000)


Un doppio disco per intenditori e collezionisti, se vogliamo. “Cartoon S&M” è ambientato in Olanda, dove Zorn ha assoldato alcune delle migliori ensemble europee per registrare in pompa magna le sue chamber pieces più emozionanti.
La prima parte, “Cartoon”, contiene brani di composizione più “ardita”, cioè più tendenti alla forma sfrenata/scherzosa dei primi game pieces. Zorn stesso dichiara di essere stato ispirato principalmente da Carl Stalling, che ha musicato molti cartoni animati di Bugs Bunny e Daffy Duck. Questo primo disco contiene brani già apparsi su “The string quartets” e “Angelus Novus”, ma in un contesto quasi più professionale. E' forse questa la forza del doppio album: talvolta si ha davvero l'impressione di ascoltare una registrazione di musica classica nell'accezione più ristretta del termine. Ciò è decisamente evidente in “Karny” (per solo piano) e “Kol Nidre” (per quartetto d'archi).
Il “secondo tempo”, per così dire, risponde alla categoria “S&M”, quindi i pezzi più misteriosi, forse anche i più ostici creati da Zorn. Su tutti l'ormai leggendaria “Memento Mori”, summa dell'intera opera cameristica del grande compositore. A conclusione del tutto ci aspetta un'inedita versione di “Kol Nidre” per quartetto di clarinetti.
Se non avete confidenza con i dischi di John Zorn, al momento questo disco non fa per voi. Può essere al limite un buon passo per fare ingresso in questo genere già affrontato più volte nel corso della discografia. Per i veterani, qualcosa che già aveva del magnifico, si ripresenta allo stato sublime. La raccolta da camera definitiva per questo artista.

Passionate performances of John Zorn’s exciting chamber music by some of the greatest European classical masters. Divided into light and dark, with one CD of quirky cutup compositions influenced by (among many other things) cartoon music and another from Zorn’s S/M "Torture Garden" period. Both CDs conclude with different versions of Zorn’s Jewish standard Kol Nidre including the world premiere recording of his version for clarinet quartet. Beautifully produced by Dutch master musicologist Gert-Jan Blom.


Tracklist:
Disc 1 (Cartoon)
1. Cat O' Nine Tails
2. Carny
3. For Your Eyes Only
4. Kol Nidre (string quartet)

Disc 2 (S&M)
1. The Dead Man: Vars
2. The Dead Man: Sons
3. The Dead Man: Manifesto
4. The Dead Man: Fanfare
5. The Dead Man: Meditation
6. The Dead Man: Rondo
7. The Dead Man: Romance
8. The Dead Man: Blossoms
9. The Dead Man: Fantasy
10. The Dead Man: Folio
11. The Dead Man: Nocturne
12. The Dead Man: Etude
13. The Dead Man: Prld
14. Music For Children15. Memento Mori
16. Kol Nidre (clarinet quartet)

Line-up:
The Asko Ensemble with Stephen Ashbury conducting
- The Mondriaan Quartet
- Erno Hartsuiker
- Ina Hesse
- Rick Huls
- Arnold Marinissen
- Tomoko Mukaiyama
- Niek Wijns


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domenica 7 dicembre 2008

Xu Feng [Game Pieces Vol. 1] (2000)


Zorn decide, sulla soglia del nuovo secolo, di rispolverare il meglio dei suoi game pieces composti fra il 1977 e il 1989. Il primo volume viene destinato a questo “Xu Feng”, ciò che di più lontano possiamo immaginare rispetto a lavori come “Pool” o “Archery”: un disco dove improvvisazione e composizione millimetrica si fondono in un mix quasi irriconoscibile da quanto si presenta solido. Grazie ad una line-up di eccellenti musicisti (tre strumenti alternati fra due musicisti per ognuno), su tutti un inarrestabile Dave Lombardo alla batteria, i 74 minuti di questo colosso sono tutti da godere. La creatività e la brama di avanguardia non fanno che guadagnarci: ogni brano è a suo modo travolgente, veloce e adrenalinico. Zorn intende infatti evocare, sin dal titolo, le scene d'azione dei film con l'attrice Xu Feng, esperta in arti marziali: all'”azione sonora” si aggiunge infatti un sapore orientale che può ricordare i Koenji Hyakkei come gli Happy Family (di stampo Zeuhl).
Questa raccolta di “game pieces” (uno indipendente dall'altro) composti subito dopo lo storico “Cobra”, è uno dei massimi esempi dell'eclettismo musicale di John Zorn. Un disco sfrenato per palati non necessariamente raffinati. Un'occasione anche per chi non ama i lavori più ostici dell'autore. Bellissimo.

This exciting release initiates a new series of CDs documenting the best of John Zorn’s infamous game pieces. Composed largely between 1977 and 1989, these pieces harness improvisers in complex compositional formats, combining the unpredictable edge of improvisation with the structural integrity of written composition. Xu Feng was composed immediately after Zorn’s most well-known game piece Cobra and is the most dynamic and fast-paced of them all. Intense and violent, and featuring an extraordinary band of Tzadik all-stars, Xu Feng captures the exciting Kung-fu action of the Chinese Martial Arts actress for which the piece is named.


Tracklist:
1. The Valiant Ones (10:13)
2. The Fate of Lee Khan (8:57)
3. Legend of the Mountain (4:01)
4. The Assassins (2:32)
5. Dragon Gate Inn (5:26)
6. The Beauty of Yang Hui-Chen (10:43)
7. Trouble at Spring Inn (6:25)
8. Hidden Fortress (7:50)
9. Hsia Nu (7:34)
10. Raining in the Mountains (5:32)
11. A Touch of Zen (4:11)

Total Time: 74:34

Line-up:
- Chris Brown / electronics
- Dave Lombardo / drums
- Fred Frith / guitar
- John Schott / guitar
- David Slusser / electronics
- William Winant / percussion


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giovedì 4 dicembre 2008

Masada: Live In Sevilla (2000)


Recorded in Seville, Spain

Beautifully recorded by Sevilla’s La Tirana recording unit just two months ago, Masada’s concert in Sevilla is a remarkable string of special moments from beginning to end—a perfect balance of mind, heart and balls. Intense, tender, beautiful, exhilarating, over the top, featuring plenty of the telepathic group interaction and attention to detail that has become Masada’s trademark and some outrageous solo excursions by all four members, (including a show-stopping seven minute drum solo by Joey Baron), this is a must-have for all fans of acoustic jazz and one of Masada’s best concerts ever.


Tracklist:
1. Ne’eman (13:00)
2. Katzatz (5:09)
3. Hadasha (11:11)
4. Beeroth (7:30)
5. Yoreh (10:09)
6. Hazor (6:48)
7. Nashon (10:11)
8. Lakom (5:24)
9. Bith Aneth (9:35)

Total Time: 79:02

Line-up:
- John Zorn / saxophone
- Joey Baron / drums
- Greg Cohen / bass
- Dave Douglas / trumpet


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lunedì 1 dicembre 2008

Masada: Live In Middelheim (1999)


Recorded in Antwerp, Belgium
Crossing the Atlantic to meet in Belgium for the first time in almost six months, and going their separate ways less than twenty hours later, Masada’s concert in Middleheim was under pressure from the beginning. Reaching full-out intensity in the first thirty seconds of their very first piece, this is Masada at their wildest—simultaneously out of control and yet intensely focused like a laser beam. "I felt like a squirrel being dragged behind a Mack truck." — Greg Cohen. Beautifully recorded by the Belgian radio.

Tracklist:
1. Nevuah (9:50)
2. Sippur (3:22)
3. Hath-Arob (5:22)
4. Kedushah (6:55)
5. Ne'eman (13:07)
6. Karet (2:05)
7. Kochot (4:59)
8. Piram (12:10)
9. Paran (6:02)
10. Ashnah (7:21)
11. Tahah (7:27)

Total Time: 78:31

Line-up:
- John Zorn / saxophone
- Joey Baron / drums
- Greg Cohen / bass
- Dave Douglas / trumpet


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venerdì 28 novembre 2008

Music Romance Vol. II: Taboo And Exile (1999)


La formula della serie Music Romance oramai è ben chiara: ciò che Zorn vuole ottenere è un “mélange” di generi che prescinde da un qualsiasi filo logico ben individuabile, tranne quello del puro eclettismo. E se il primo episodio, “Music for children”, poteva avere come limite la scarsa accessibilità di alcuni pezzi, non si può dire lo stesso di questo “Taboo & Exile”, un ascolto che dire intrigante è riduttivo.
Il disco nasce da un ritmo tribale, ad opera del grande Cyro Baptista, accompagnato da organo (Jamie Saft) e trio d'archi di impronta jazz, un accostamento che brilla di originalità e passione. Segue qualcosa di totalmente differente: un rock acido e distorto che ricorda i tempi “crimsoniani” dell'album “Red” (1974), grazie alle leggendarie chitarre di Marc Ribot e Fred Frith. Il terzo brano salta con disinvoltura al klezmer puro, ovviamente a opera dell'inarrestabile Masada String Trio. Poi si ritorna ad un pezzo per sole percussioni dal suono piuttosto corposo (assieme a Baptista troviamo Joey Baron). Segue un piccolo frammento hard-blues, cantato (o meglio urlato) da Mike Patton. Di nuovo un ritorno al free-jazz/klezmer del brano d'apertura, con la stessa line-up, ma con sfumature più delicate. Il settimo brano vede nuovamente i due chitarristi affiancati da Bill Laswell (basso) e Dave Lombardo (batteria), in uno strano connubio fra ambient e rock acido, nuovamente alla maniera dei King Crimson di “Moonchild” o “Providence”. Un altro splendido pezzo per il Masada String Trio, prima di un'altra svolta decisiva del tono: un classico surf-rock, di cui Zorn farà uso soprattutto nel successivo capitolo della serie, “The Gift”; un brano molto piacevole, per un genere che va preso a piccole dosi per emozionare. Il decimo brano ha la stessa line-up del settimo, ma con l'aggiunta di un prorompente Zorn al sassofono, che dà quel tocco in più di sapore noise: ci voleva. “Oracle” è un enigmatico pezzo per violoncello, organo e percussioni. L'ultimo brano è invece una conclusione più “world”, simile all'inizio del disco.
Che altro dire? Un magnifico “all-star record”, probabilmente il migliore della serie Music Romance. Da non perdere.

Not since the early days of Naked City has there been a CD as remarkably varied and at the same time as enjoyable as Taboo and Exile. Running the gamut of styles from moody exotica, hardcore punk, classical, jazz, surf, world music and more, this second volume of this new Music Romance Series features twelve new Zorn compositions performed by the very best of today’s musical visionaries: guitar heroes Marc Ribot, Fred Frith and Robert Quine, bass renegade Bill Laswell, percussion masters Joey Baron, Dave Lombardo and Cyro Baptista, the Masada String Trio and vocalists Mike Patton and Miho Hatori, among others. For lovers of music in all its various mutations.


Tracklist:
1. In The Temple Of Hadajarim (5:12)
2. Sacrifist (4:50)
3. Mayim (3:27)
4. Koryojang (6:21)
5. Bulls Eye (1:08)
6. Zeraim (6:19)
7. Thaalapalassi (10:21)
8. Makkot (2:59)
9. A Tiki For Blue (6:59)
10. The Possessed (6:17)
11. Oracle (4:24)
12. Koryojang (2:25)

Total Time: 61:16

Line-up:
- Cyro Baptista / percussion (1, 4, 6, 11, 12)
- Joey Baron / percussion (4, 12)
- Sim Cain / drums (5)
- Greg Cohen / bass (1, 3, 6, 8, 9)
- Mark Feldman / violin (1, 3, 6, 8)
- Erik Friedlander / cello (1, 3, 6, 8, 11)
- Fred Frith / guitar (2, 7, 10)
- Miho Hatori / voice (11)
- Bill Laswell / bass (2, 7, 10)
- Dave Lombardo / drums (2, 7, 10)
- Mike Patton / voice (5)
- Robert Quine / lead guitar (5)
- Marc Ribot / guitar (2, 5, 7, 9)
- Roberto Rodriguez / percussion (9)
- Jamie Saft / organ (1, 6, 9, 11)
- Chris Wood / bass (5)
- John Zorn / saxophone (10)


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martedì 25 novembre 2008

Prelapse (1999)


with Prelapse

Questo album del 1999 vede John Zorn al fianco di una band emergente, i Prelapse, suoi collaboratori già nel disco “Music For Children”. Oltre ai brani composti dalla band, “Prelapse” contiene anche alcuni frammenti che Zorn aveva composto per i suoi Naked City. Ma nel complesso si può dire che, rispetto agli altri, sono un po' inferiori per godibilità.
I Prelapse sono una scarica di energia, con sonorità vicine all'hardcore quanto al progressive metal, e ciò che ne risulta è qualcosa di piuttosto gustoso per chi sa apprezzare il genere. I vocalizzi di Mason Wendell sono un ottimo connubio tra le grida di Yamantaka Eye e le follie di Mike Patton; gli altri musicisti sono tutti ugualmente notevoli, affiancati inoltre da Zorn stesso al sax.
Un esperimento molto ben riuscito, che purtroppo andrà rapidamente fuori stampa, oltre a non avere alcun successore. Un vero peccato. Non fate l'errore di perdervi questa chicca.


Prelapse is an album by the Boston-based band of the same name featuring John Zorn. The album was recorded in 1997 and released on the Japanese Avant label in 1999: it also features 10 tracks originally written by Zorn for the band Naked City. The band came to Zorn's attention after transcribing several Naked City compositions on "Music for Children".


Tracklist:
1. Menstrual Mystery Meat (0:57)
2. Alarms(3:28)
3. Corkscrew (0:45) [*]
4. Mintcrumb Rosette (3:30)
5. Slingshot (0:55)
6. Blood Sucking Freaks (1:26) [*]
7. Screwball (0:43) [*]
8. Cold (2:54) [*]
9. Message for Alex Part 1 (0:52)
10. Lachrym (3:29)
11. 545: Mystery Hole (2:29)
12. Leper Sap (2:32)
13. Spectres of Bird (1:00) [*]
14. Basketcase (0:39) [*]
15. Fat Neck, No Neck (6:14)
16. Message for Alex Part 2 (0:47)
17. Drag (3:12)
18. Bug Skull (0:29) [*]
19. The Shrike (1:16) [*]
20. Pools of Urine (2:11)
21. Bloodbath (0:39) [*]
22. Purged Specimen (1:30) [*]
23. Coda (0:16) [*]

[*] tracks composed by John Zorn

Total Time: 49:00

Line-up:
- Alex Lacamoire: keyboards
- Rev. Mason Wendell: bass, vocals
- Dane Johnson: guitar
- Andy Sanesi: drums
- Jeff Hudgins: alto, clarinet
- John Zorn [*]: alto


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sabato 22 novembre 2008

Godard/Spillane (1999)


Le due suite che danno nome a questa raccolta sono gli esempi più puri della tecnica “file-card” di John Zorn compositore: questa tecnica consiste nel trascrivere frammenti musicali su carte, per poi riordinarle in modo più o meno logico, sino a formare un unico brano estremamente evocativo.
Il primo brano apparve per la prima volta nella raccolta “The Godard Fans: Godard ça vous chante?” (1986), fuori stampa già allora da un decennio. Si tratta perciò di un tributo al regista Jean-Luc Godard, cui Zorn è molto legato in senso artistico. Egli crea perciò un intenso collage sonoro, inframmezzato da parlati in lingua francese, con le musiche eseguite da Anthony Coleman, Bill Frisell, Bobby Previte e altri eccelsi artisti. Talvolta delicata, talvolta prorompente, la suite “Godard” è perfettamente in linea con lo stile che caratterizzerà la successiva.
“Spillane” infatti è stata incisa su disco nel 1986, e per i fan del compositore non ha alcun bisogno di presentazioni. Il disco dallo stesso titolo è stato uno dei maggiori successi commerciali e di critica per Zorn, il quale decide di riproporci questo splendido brano in versione rimasterizzata. Ed è sempre un brivido riascoltare quelle storiche note, ordinate saggiamente per formare un complesso sbalorditivo. (Per chi si fosse perso questa storica pubblicazione, si consiglia vivamente di recuperarla)
L'ultimo è un piccolo brano natalizio, apparso sulla compilation “Joyeux Noel – Merry Christmas Everybody!” (1987), anch'essa fuori stampa da molto. Si tratta di un breve medley creato sempre con la tecnica “file-card”, ma le atmosfere sono decisamente più orecchiabili delle precedenti. Un simpatico completamento di questa raccolta di brani eccezionali.
L'occasione perfetta per riprendere in mano due pezzi pressoché introvabili di Zorn, e anche di riassaporare la mitica suite di “Spillane”. Tutto eccellente.

Two of Zorn’s most influential compositions, one long out of print, now sound better than ever in this newly remastered critical edition, complete with detailed notes, session photos, reminiscences and more. A lot has been written about Zorn’s "file card" compositions, of which Godard and Spillane are the first and purest examples. Described as "aural movies," these exciting tributes to the life and work of two of the world’s most original and infamous artists feature many of Zorn’s most important musical colleagues: Bill Frisell, Fred Frith, Bobby Previte, Anthony Coleman, Christian Marclay, John Lurie, and Richard Foreman among others. Essential Zorn from the mid ’80s. Also included as a bonus: the rare and delightful Christmas track Blues Nöel.


Tracklist:
1. Godard (18:49)
2. Spillane (25:24)
3. Blues Nöel (5:53)

Total Time: 50:05

Line-up:
- Anthony Coleman / Piano, Organ, Celeste, Harpsichord (1, 2, 3)
- Carol Emanuel / Harp (1, 2)
- Bill Frisell / Guitars, Banjo (1, 2)
- Christian Marclay / Turntables (1)
- Bobby Previte / Drums, Percussion (1, 2) Timpani (2)
- David Weinstein / Sampling, Keyboards (1, 2, 3)
- John Zorn / Reeds, French Narration (1) Alto Sax (2, 3) Clarinet (2)
- Luli Shioi / Voice, Japanese Narration (1)
- Richard Foreman / English Narration (1)
- David Hofstra / Bass, Tuba (2)
- Bob James / Tapes, Compact Discs (2)
- Jim Staley / Trombone (2)
- John Lurie / Voice of Mike Hammer (2)
- Robert Quine / Voice of Mike Hammer's Conscience (2)
- Michael Blair / Percussion, Voice (3)
- Fred Frith / Guitars, Bass (3)
- Ikue Mori / Drum Machine, Voice (3)


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mercoledì 19 novembre 2008

The String Quartets (1999)


Questo album ha l'onore di essere il primo a raccogliere i quartetti d'archi di Zorn, tre dei quali originariamente commissionati dal Kronos Quartet. La visionarietà delle composizioni, unita alla strabiliante performance del quartetto “DeSade” (Hammann / Feldman / Martin / Friedlander) rende questo disco, oltre che indimenticabile, assolutamente unico nella discografia del nostro beniamino. Zorn decide di spingersi oltre ogni limite consentito, e la forma quartetto gli permette di mettere in luce quella che, a detta sua, è sempre stata la sua maggiore fonte di ispirazione: la musica classica.
I primi tredici minuti, ovvero il brano “Cat O' Nine Tails” (1988), sono già di per sé spiazzanti: non c'è un istante di respiro, le corde dei violini vengono massacrate in fraseggi inquietanti, alternati con pizzicate enigmatiche. Una vera furia, che si acquieta a fatica solamente nel terrificante finale.
Seguono i tredici frammenti del secondo pezzo (pare che in origine fossero delle “miniature” hardcore, successivamente adattate per quartetto d'archi): Zorn immagina “The Dead Man” (composto nel primo periodo dei Naked City) come una sorta di “colonna sonora” a brevi scene sadomaso, e l'ascoltatore non farà certo fatica a crederci. C'è una passione insana in questi piccoli brani, giustamente contrassegnati da diversi termini di riconoscimento: non vi è infatti uno soltanto dei 13 pezzi che somigli ad un altro, ognuno di essi escogita nuovi sentieri espressivi, veramente appassionanti.
Le cose si complicano, e non poco, col brano “Memento Mori” (1992), dedicato all'artista Ikue Mori, e dichiarato da Zorn stesso un pezzo di difficile ascolto. Esso dura ben 30 minuti, durante i quali le variazioni di tono si sprecano: si incomincia con una melodia appena udibile, per passare ad un triste fraseggio di violino, per poi esplodere in una breve eruzione di suono. L'imprevedibilità è ai massimi livelli in questa poderosa suite, che Zorn rivelerà essere autobiografica, costruita su temi quali l'amore perduto e la triste esistenza dello studente. Un brano dunque che proviene direttamente dal più profondo dell'animo, sebbene notevolmente “ermetico”. Ciononostante rimane tuttora uno dei traguardi più importanti di tutta la sua carriera.
Il brano conclusivo, “Kol Nidre” (1996), non commissionato, costituisce la dimensione più spirituale di questi esplosivi quartetti: lontanamente ispirato alle sonorità ebraiche, si tratta del pezzo più accessibile della raccolta, funereo ma emozionante dall'inizio alla fine. Una melodia minimale che ci sembrerà finire troppo presto, dopo la concentrazione cui ci hanno sottoposto le suite precedenti.
“The String Quartets” può essere definito un “capolavoro per pochi”, quei pochi che da sempre considerano Zorn un genio, senza riserve.

At last all four of Zorn's infamous compositions for string quartet are available on CD! Originally commissioned by the world-renown Kronos Quartet, three of these pieces are recorded here for the first time. From the cartoon/montage qualities of the popular "Cat O'Nine Tails," to the S/M poetry of "The Dead Man," the hermetic philosophy of "Memento Mori" and the spiritual transcendence of "Kol Nidre," these four quartets take on and challenge the tradition of classical string quartets from Beethoven, Bartók, Webern, Carter and Ferneyhough, forging an exciting new world of their own. Performed by an exciting new quartet of Zorn veterans and new music virtuosos, Zorn's unique compositional voice shines like never before.


Tracklist:
1. Cat O' Nine Tails (13:56)
2. The Dead Man: Variations (1:04)
3. The Dead Man: Sonatas (0:41)
4. The Dead Man: Manifesto (0:49)
5. The Dead Man: Fanfare (0:56)
6. The Dead Man: Meditation (0:53)
7. The Dead Man: Rondo (0:47)
8. The Dead Man: Romance (0:30)
9. The Dead Man: Blossoms (1:07)
10. The Dead Man: Fantasy (0:52)
11. The Dead Man: Folio (1:15)
12. The Dead Man: Nocturne (1:38)
13. The Dead Man: Etude (0:40)
14. The Dead Man: Prelude (1:22)
15. Memento Mori (29:22)
16. Kol Nidre (8:23)

Total Time: 64:15

Line-up:
- Mark Feldman / 2nd violin, 1st violin (1)
- Erik Friedlander / cello
- Joyce Hammann / 1st violin
- Lois Martin / viola


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