lunedì 15 settembre 2008

Film Works II: Music For An Untitled Film By Walter Hill (1995)


Come recita il sottotitolo, questo secondo film work fa da colonna sonora ad un film senza titolo di Walter Hill: pur non avendolo visto, posso facilmente dedurre che esso sia un lungometraggio estremamente vario, caratterizzato da momenti di intensità molto diverse. Ben 36 sono infatti i brevi pezzi composti da Zorn, che si muove liberamente fra il minimale d'atmosfera e alcune violente scariche multietniche: ne risulta un collage dai tratti principalmente oscuri e inquietanti, inframmezzato da momenti d'emozione pura. Da notare soprattutto la line-up, dove figurano Anthony Coleman alle tastiere, Marc Ribot come improbabile suonatore di banjo e due storici percussionisti come Cyro Baptista e Jim Pugliese.
Il secondo episodio di questa serie non delude le aspettative, e promette ancora bene per il futuro: Zorn si conferma ideale creatore di soundtrack per film underground.


Tracklist:
1. Intro (3:07)
2. I Stole From Jesus Christ (0:49)
3. Gold (0:48)
4. Main Title (1:55)
5. The Building (0:56)
6. Meatlocker (0:55)
7. Pigeons (0:52)
8. Scuffle (0:19)
9. Exploring (0:58)
10. Rattlesnakes (For Sergio Leone) (1:43)
11. Two Interiors (0:38)
12. Stealth (0:42)
13. Action (0:48)
14. Dumping The Body (0:34)
15. The Trunk (0:46)
16. Escape Attempt (1:39)
17. Arrival (0:43)
18. Prying At The Windows (0:35)
19. Arsenal (0:54)
20. King James (1:04)
21. Powerline (0:19)
22. The Magic Of Gold (2:25)
23. Chimney (0:23)
24. Dilemma (1:12)
25. Conspiracy (0:45)
26. The Plot (Part One) (1:32)
27. The Plot (Part Two) (0:43)
28. Heroin Fix (2:40)
29. Lucky Run (0:58)
30. Vengeance Is Mine (2:03)
31. Escape (2:00)
32. Kill Fever (1:15)
33. Outside (0:21)
34. Ending (0:50)
35. Alternate Ending/End Title (2:32)
36. Arsenal Dance Mix (3:57)

Total Time: 45:19

Line-up:
- Cyro Baptista / Brazilian percussion
- Anthony Coleman / prepared piano, keyboards
- Carol Emanuel / harp
- Andy Haas / didjeridu
- Jim Pugliese / percussion
- Marc Ribot / guitar, banjo
- David Shea / turntables, sampler


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venerdì 12 settembre 2008

John Zorn / Masada Live (1995)


Questa è la prima pubblicazione live del quartetto Masada, registrata nel 1994, anche se il loro prima esibizione risale all'anno precedente. 10 brani per 71 minuti di free jazz vivace e di qualità eccellente, che lascia spazio anche a ottime improvvisazioni. Necessario per i cultori della celebre formazione klezmer.

Tracklist:
1. Piram (8:05)
2. Karaim (11:31)
3. Lachish (2:32)
4. Ashnah (7:17)
5. Tahah (7:01)
6. Katzaz (3:14)
7. Ravayah (4:01)
8. Hobah (10:14)
9. Bithaiveth (13:48)
10. Sheloshim (3:57)

Total Time: 71:40

Line-up:
- John Zorn / alto sax
- Dave Douglas / trumpet
- Greg Cohen / bass
- Kenny Wollesen / drums


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mercoledì 10 settembre 2008

The Book Of Heads (1995)


Questa formidabile opera venne composta da Zorn nel 1978, che desiderava farla eseguire al suo collaboratore Eugene Chadbourne, cui sono dedicate le composizioni. Il progetto cadde e rimase nel buio fino al 1995, quando il nostro propose di registrare il disco assieme a Marc Ribot (già incontrato nei “Filmworks” o in “Kristallnacht”): questa sarà la sua prima grande collaborazione nella discografia di Zorn, alla quale ne seguiranno moltissime altre.
“The Book Of Heads” è un insieme più di 80 componimenti, condensati in 35 studi per chitarra solista: essi prevedono l'uso sfrenato di particolari tecniche di virtuosismo al limite dell'assurdo. L'intento di Zorn era quello di sperimentare più suoni possibili all'interno di questi 56 minuti, e non si può dire che non ci sia riuscito.
Ribot dispone quindi di una miriade di strumenti per modificare il suono della sua chitarra: lo vedremo quindi ricorrere ad armonici prolungati, archetti da violino, matite, palloncini (scivolati sulle corde fino alla scoppio), colpi alla cassa dello strumento, riso e quant'altro. Quasi tutto ciò che potete ottenere da una chitarra, molto probabilmente lo troverete qui.
Registrato in un solo giorno, questo album gode della allucinante precisione di Ribot e di un'ispirazione pressoché irripetibile nella carriera di Zorn; “The Book Of Heads” può essere considerato un vero e proprio manuale per chitarristi, perlomeno quelli che amano la sperimentazione.
Semplicemente straordinario.
“Composed in the summer of 1978 at a time when I was spending almost every day at the Metropolitan Museum of Art in search of inspiration, this music was originally written for and is dedicated to guitarist Eugene Chadbourne. Meant to GAS him, and to stretch his already prodigious virtuosity to even wilder extremes, many of the extended techniques used here (toy balloons, talking dolls, mbira keys, wet finger whoops) were learned from him and were an integral part of his improvisational language at that time. Others are standard to contemporary classical guitar notation (body knocks, whisks, bowing, multiple harmonics) and still others were the product of my own sick imagination (playing with pencils, rice, pulling strings out of the bridge notch). Marc Ribot tackles all of these effects with unusual precision and an astouding virtuosity, adding his own personal touches to make the music even more beautiful than I could have imagined.” - John Zorn

Tracklist:
1. Étude 1 (2:44)
2. Étude 2 (0:32)
3. Étude 3 (0:39)
4. Étude 4 (2:04)
5. Étude 5 (2:46)
6. Étude 6 (1:02)
7. Étude 7 (2:36)
8. Étude 8 (1:25)
9. Étude 9 (1:10)
10. Étude 10 (0:31)
11. Étude 11 (2:04)
12. Étude 12 (1:51)
13. Étude 13 (2:18)
14. Étude 14 (0:38)
15. Étude 15 (1:58)
16. Étude 16 (1:27)
17. Étude 17 (0:46)
18. Étude 18 (0:27)
19. Étude 19 (0:42)
20. Étude 20 (1:20)
21. Étude 21 (2:20)
22. Étude 22 (1:51)
23. Étude 23 (3:08)
24. Étude 24 (1:52)
25. Étude 25 (0:58)
26. Étude 26 (0:37)
27. Étude 27 (1:29)
28. Étude 28 (3:08)
29. Étude 29 (2:11)
30. Étude 30 (2:50)
31. Étude 31 (1:09)
32. Étude 32 (1:30)
33. Étude 33 (1:22)
34. Étude 35 (1:18)
35. Étude 35 (1:24)

Total Time: 56:00

Line-up:
- Marc Ribot / solo guitar


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domenica 7 settembre 2008

Nani Nani [Dekoboko Hajime, Yamantaka Eye] (1995)


with Yamantaka Eye

L'empatia fra Zorn e Yamantaka Eye è sempre stata evidente, a giudicare dai loro progetti passati, come la gloriosa serie Naked City. “Nani Nani”, sebbene sia chiaramente sperimentale, ha una consistenza tale da poter essere definito il loro progetto riuscito meglio, che avrà persino un sequel nel 2004.
Il legame fra i due artisti è sottolineato dallo pseudonimo adottato da Zorn per l'occasione: egli si presenta infatti come Dekoboko Hajime, e costruisce assieme al cantante noise delle folli, talvolta divertenti, trame musicali. I temi partono da un jazz classico (interrotto dalle urla di Eye), spaziando poi dall'hardcore alla psichedelia, con qualche tocco di complessa avanguardia. La durata essenziale della registrazione permette di apprezzare appieno ogni brano, dai più brevi alla colossale “Bad hawkwind”, un grido lancinante che si propaga nell'atmosfera per 18 minuti, assumendo progressivamente una forma simile a quella del vento.
L'enigmatico “Nani Nani” è una delle collaborazioni più acclamate nella discografia principale di John Zorn, poiché sfrutta appieno le immense capacità del duo in questione.

John Zorn and Yamataka Eye's (Boredoms) long-awaited duo project. A culmination of eight years of empathy and friendship, this collaborative studio recording is yet another unusual direction in music from these two masters of the unexpected. The finest in ambient screams, hardcore surf, erotic Indian psychedelic, moronic samples, industrial monster movies and karaoke vomit.


Tracklist:
1. Eep Man (1:07)
2. Test Tube (3:11)
3. Thank You For Not Thinking (2:36)
4. Pulp Wars (2:57)
5. Sticky Beethoven's Pipeline (1:15)
6. Laughing Eskimo (1:28)
7. Damascus (1:11)
8. Yoga Dollar (5:17)
9. Propolution (1:36)
10. My Rainbow Life (1:44)
11. Bad Hawkwind (18:13)
12. We Live (0:56)

Total Time: 41:38

Line-up:
- John Zorn (appearing under the pseudonym Dekoboko Hajime) / sax, harmonium, guitar, sitar, samples
- Yamantaka Eye / vocals, drums, toys


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giovedì 4 settembre 2008

Redbird (1995)


Il termine che ricorre quasi sempre per descrivere questo genere di cose è minimalista, oppure
ambient. Potremmo definire così il genere proposto da Zorn in “Redbird”: ma il problema del disco in questione, come in altre sue opere precedenti, è che si fatica quasi a chiamarla musica.
Cosa si può dire di “Dark River”, un pezzo di 9 minuti di sole, bassissime, percussioni? Questa non è musica. Questo è un ritorno alle origini, appartiene a un contesto molto precedente alla "musica". Il senso del ritmo, la ricerca dell'emozione pura. E' un battito leggero e drammatico, un palpito che ci suona familiare. E' quello del nostro cuore. Che altrettanto drammaticamente scandisce gli attimi prima di fermarsi.
E poi la title track, “Redbird”. Macché track, macché titolo, non contano. Provate ad ascoltarlo. Ma ad ascoltare solo quello. Sì, sono 40 minuti. 40 minuti che riescono a tenervi sospesi, a farvi ondeggiare fra quelle minimali note, che apparentemente rimangono uguali per tutta la durata. Alla fine del brano, vi troverete esattamente lì, dove l'avevate iniziato, con la stessa espressione di prima. Ma ad occhi aperti, mossi da un'inquietudine allarmante.
Cosa significa minimale? Cosa significa ambient? Preferisco descriverlo come un disco essenziale. Essenziale nella costruzione, due tracce e poche, pochissime note. Essenziale per chi Zorn non lo vede come uno scrittore fallito e perso in sperimentazioni, bensì come una sorta di genio. Essenziale per riscoprire le radici umane e la prima emozione che l'uomo ha provato, la paura.
(adattato da una recensione su DeBaser)


Tracklist:
1. Dark River (8:52)
2. Redbird (41:01)

Total Time: 49:53

Line-up:
- Jim Pugliese / bass drums (1), percussion
- Carol Emanuel (2) / harp
- Jill Jaffe (2) / viola
- Erik Friedlander (2) / cello
- John Zorn / conductor


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